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Notizia in rilievo...

Giugno 2016 - Amianto e Campi elettromagnetici

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XIV Corso di aggiornamento ECM
30 giugno 2016
Camera di Commercio - Salerno
 
 
AMIANTO E CAMPI ELETTROMAGNETICI
 
 
RELAZIONI
 
Aurora Brancia
 
Gennaro Bilancio
 
Maria Antonella Di Pasquale
 
Aristide Marino
 
Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della Direttiva Campi Elettromagnetici
Volume 1 - Guida pratica / Volume 2 - Casi studio
 
CASO PRATICO
 
AmiantoAntonella Esposito
 
 
 
"LETTURA BONUS"
 
Cari Colleghi,

è con grande piacere ed affetto che vi proponiamo un brano tratto dal bellissimo Favola di città (Ed. DM Blanco),

scritto dal nostro Collega - Consigliere dell'Associazione, nonchè valente Cardiologo - Nicola Russo che,

questa volta con il meno arido linguaggio del romanzo, affronta anch'egli il tema dell' "Amianto". 

[...]

Per milioni di anni ho vissuto da solo. A quell’epoca non puzzavo di gasolio e di liquami. Non che questo oggi mi offenda. Non più dei solventi, dei detergenti, degli essiccanti, dei medicinali, degli antiparassitari, dei concimi, dei coloranti, dei disinfestanti, delle droghe. Non più del vento che soffiava nei viali tra i capannoni delle industrie costruite sulla costa, sollevando nubi di polvere dai piazzali della grande fabbrica dei vagoni sferraglianti, da dove uscivano modernissime locomotive, vetture tirate a lucido, con la lamiera fiammante sotto il sole, isolata da un solido strato di fibre spruzzate a mano, rivestito di legno e plastica.

La chiamavano “la grotta azzurra” ma io non riuscivo nemmeno a lambirla; le mie acque erano lontane, quella grotta era il regno della crocidolite, il fiocco di lana, l’amianto azzurro.

Il garofano, la pietra raggiata, la fibra d’oro, nomi che venivano dal mondo degli antichi, quando il dio dormiva e l’uomo subiva attonito e intimorito i miracoli della natura.

Non sapevo nulla della grotta fino a quando non cominciarono a ritornare i vagoni scoloriti e arrugginiti e agli uomini sul piazzale fu comandato di togliere i fiocchi di amianto con pompe potenti. Fu il soffio di quelle pompe a richiamare il vento che sospirava vagamente, posato a pelo d’acqua. Per dimostrare la sua forza si abbatté sui piazzali dove ogni tanto gli uomini cessavano di lavorare per scrutare il mio profilo inafferrabile.

Sentivo i loro sguardi affaticati posarsi sulla mia superficie, qualcuno sognava, qualcuno pensava, qualcuno semplicemente aspettava.

Sono io il custode dei vostri pensieri.

Vento di mare.

A volte soffiava verso la piccola isola, verso lo stretto passaggio dove albergavano le sirene e le loro malie invitavano il vento a fermarsi per riposare, allora la sottile polvere si addensava e poi si disperdeva, si calava azzurra nell’azzurro, verso il fondale, verso il ventre dei pesci. Altre volte il vento spirava verso la tomba di Miseno, un tozzo tumulo proteso tra le acque, non un’isola, non una terra, indecifrabile appendice dell’ambizione degli uomini.

Vita. Io non sono vivo. Non avrei vissuto tanto a lungo se lo fossi stato. Voi che visitate le mie caverne, i bizzarri anfratti, le capricciose forme in cui si è solidificata la materia, i camminamenti scoscesi, i ripidi pendii di polvere nera, osservate la morte raffigurata nei tronchi denudati e pallidi rimasti infissi come braccia protese nel magma ormai spento, date nomi alle forme, guardate lontano dove l’orizzonte svanisce, ascoltate il vento.

Altre volte il vento dirigeva i fiocchi verso l’entroterra, verso il Monte Nuovo, verso i laghi che sentivo vicinissimi, separati solo da sottili strisce di terra, da dove si giungeva all’Ade. Altre volte verso il regno della Sibilla, dove nessun vaticinio aveva mai osato prevedere che tanto sarebbe successo.

I fiocchi si levavano e poi ricadevano come una pioggia rugiadosa.

Gli uomini sul piazzale si fermavano a riposare, finché non cessava nelle braccia la vibrazione delle pompe, mi osservavano tenendo le palpebre socchiuse per sopportare il riverbero del sole, parlavano, scherzavano, qualcuno dormicchiava poggiando il capo sui morbidi sacchi pieni d’amianto, poi riprendevano il loro lavoro.

I fiocchi ancora volteggiano, si levano e tornano a posarsi,

il vento,

la pioggia.

Nessuno di quegli uomini è vissuto a lungo.

[...]

 

 
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